Ghisallo la chiesetta dei ciclisti

IL GHISALLO: IL CICLISMO, IL MITO, LA STORIA

LA LEGGENDA

Il Ghisallo non esiste fino al 1135, quando per la prima volta un atto notarile attesta l’esistenza di una località situata tra Civenna e Magreglio e denominata, appunto, “Ghisallo”, senza tuttavia citare mai la presenza di una chiesa.

La leggenda narra che un nobile, il conte Ghisallo, per sfuggire a un gruppo di briganti che lo stava inseguendo mentre valicava il passo, si rifugiò in una piccola cappella lungo la strada e fece un voto alla Madonna: se si fosse salvato, le avrebbe dedicato un santuario.

Le leggende si nutrono spesso di immaginazione, ma – come i miti antichi o i racconti popolari – hanno l’incredibile potere di fornire una spiegazione alla realtà e dare forma a un’origine – di un luogo, di una tradizione o quant’altro – pressoché sconosciuta. In questo caso è testimonianza di un’origine medievale della chiesa, di cui il campanile né è la più chiara attestazione.

IL GHISALLO: LA STORIA, IL CICLISMO

La salita del Ghisallo è una delle salite più iconiche e leggendarie del Nord Italia, forse dell’intero Paese. Pur non essendo un passo alpino e non presentando difficoltà estreme (né come lunghezza né come pendenze, comunque importanti) il fascino di questa salita deriva dalla sua storia, unica ed emozionante, che trae la sua origine dai primi decenni del Novecento, e dalla chiesetta, ricca di cimeli ciclistici.

Ma andiamo con ordine.

Era il 1919 quando per la prima volta il Giro di Lombardia affrontò il Ghisallo, una salita all’epoca infernale, sterrata e contraddistinta da lunghe serie di tornanti. Vinse Costante Girardengo e arrivarono al traguardo solo otto corridori. Era il tempo del ciclismo eroico, fatto di maglie di lana e tubolari a tracolla.

Il mito del Ghisallo nacque in quegli anni per poi affermarsi col tempo.

La svolta si ebbe il 13 ottobre 1949, quando Papa Pio XII proclamò la Madonna del Ghisallo patrona dei ciclisti. Sembra che il Papa, in occasione dell’arrivo a Roma del Giro d’Italia, incontrando Bartali gli chiese come fece l’anno precedente a ribaltare le sorti del Tour de France e vincere in Francia. Il ciclista gli rispose che doveva molto alla Madonna, rispondendo affermativamente alla domanda del pontefice se si riferisse alla Madonna del Ghisallo.

In realtà la proclamazione della Madonna del Ghisallo come protettrice dei ciclisti si deve più a un’iniziativa di don Ermelindo Viganò, parroco di Magreglio dal 1944 al 1985, che ottenne il riconoscimento durante un’udienza privata col Papa.

Il pontefice fece allora partire da Roma una fiaccola che, trasportata a staffetta da tutti i ciclisti che avevano partecipato al Giro d’Italia, giunse alla Madonna del Ghisallo, depositata dagli ultimi due tedofori: Fausto Coppi e Gino Bartali.

Quella fiammella è ancora accesa all’interno della chiesetta.

LA CHIESA

La torre è la chiara testimonianza dell’origine medievale del luogo sacro, ma la struttura della chiesa risale al 1623, mentre il portico antistante è di fine XVII secolo. I tre mosaici posto sulla facciata sono recenti, e quello al centro replica l’affresco posto all’interno dell’edifico, che rappresenta una Madonna del latte dipinta nel XVI secolo e riportata su tela nel 1950.

L’interno, ad un’unica navata divisa dal presbiterio attraverso una cancellata in ferro battuto, rappresenta la vera unicità della chiesa.

Al centro arde la fiaccola portata dai ciclisti nel 1949, mentre tutt’intorno si dipana una raccolta meravigliosa di cimeli ciclistici di ogni epoca e di ogni provenienza: dalle maglie e le bici dei grandi campioni del passato alle insegne delle federazioni e della società ciclistiche, passando per centinaia di fotografie in memoria di ciclisti scomparsi.

L'ESTERNO: LA STATUA E IL PANORAMA

All’esterno della chiesa trovano posto alcuni cippi rappresentanti ciclisti celebri (Bartali, Coppi, Binda) o personalità religiose (Don Ermenelindo Viganò, Don Luigi Farina), mentre sulla destra è situata l’opera in bronzo Il Monumento al Ciclista, realizzata da Elio Ponti nel 1973.

Pochi passi ancora e si raggiunge la terrazza, da dove è possibile godere di una splendida vista del lago di Como. Un peccato perderla!

Per leggere queste ed altre informazioni sulla storia del Ghisallo, consigliamo di consultare i seguenti siti/articoli: